Copyright 50 anni: basta e avanza

Ancora una volta ci ritroviamo a discutere sulla estensione del copyright su opere musicali, che ormai, ad un osservatore attento appare come un forte anacronismo.

Di fatto, ancora oggi, sulla spinta delle case discografiche più grandi, si vuole allungare il termine di scadenza a 95 anni. Alcune associazioni come Altroconsumo e Buec (ovvero la European Consumer Organization), si sono rivolte direttamente al presidente della commissione europea Barroso, per cercare di evitare il cambio in tal senso delle norme sul copyright.

In particolare Altroconsumo ha fatto giustamente notare che il perdurare del diritto d’autore non garantisce una migliore protezione dell’autore, ma assai più semplicemente prenota futuri guadagni alle case discografiche più grandi.

Volendo fare una analisi più approfondita, direi che ormai il “trend” attuale, è di considerare la cultura, che sia musicale, letteraria o cinematografica, come una cosa da pagare, e che quindi abbia un valore economico. Paradossalmente ci potremmo trovare a poter valutare la cultura di una persona in base al denaro che vi ha speso per ottenerla, il che sinceramente mi pare oltremodo assurdo. Tra 10 anni magari potremmo valutare non i diplomi o le lauree, ma direttamente vedere il suo gradi di preparazione in euro. E’ dunque da ritenersi estinto il concetto di “accesso libero” al sapere?.

Due cose che però mi colpiscono profondamente: la prima è la totale mancanza di orgoglio dei vari governi, pronti al servilismo più totale nei confronti delle grosse major: a questo punto potevamo mandare nei vari governi loro, almeno si sapeva sin da subito da che parte stavano. E’ questo non vuol dire essere contrari al libero mercato, anzi, un copyright con questi termini servirebbe a schiacciare i piccoli editori, andando contro il principio “concorrenziale” che sta alla base del libero mercato. La seconda cosa, e forse è quella su cui meriterebbe maggiore riflessione, è la totale indifferenza delle persone al problema. Pur spiegando in talk, riunioni, incontri vari ed eventuali, “l’italiano medio” risulta la maggior parte delle volte insesibile a queste tematiche. Il che risulta essere abbastanza un ossimoro, per il paese dalla storia millenaria, e dove una volta, anche i maniscalchi conoscevano i versi della Divina Commedia (se pur semplicemente recitata).

Fonte: Punto Informatico

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