Interrogazione al Senato su accordi PA-Microsoft

Riporto il testo integrale tratto dal sito del senato

Atto n. 3-00436

Pubblicato il 9 dicembre 2008
Seduta n. 109

PERDUCA , PORETTI – Al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. –

Premesso che:

sono note le ripercussioni relative ai costi per la pubblica amministrazione (P.A.) relativi all’acquisto di migliaia licenza d’uso di programmi per computer e l’impatto che determinate scelte di privilegio verso le multinazionali straniere hanno nei confronti delle piccole e medie imprese italiane attive nel settore del disegno e forniture di servizi del cosiddetto software libero;


si ritiene utile ricordare che il software libero è il software rilasciato con una licenza che permette a qualunque utente di eseguirlo per qualsiasi scopo, studiarne il funzionamento ed adattarlo alle proprie necessità, modificarlo e distribuirlo, anche nelle versioni modificate. A volte il software libero è detto anche open source, ma le suddette caratteristiche, che sono facoltà concesse all’utente dal detentore della licenza, sono meglio descritte dalla denominazione di software libero. Da questo punto di vista, il software libero si contrappone radicalmente al software proprietario, come quello distribuito dalla multinazionale Microsoft, scelta come partner dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione;

esiste la necessità, secondo quanto appreso dall’Associazione Software libero, che in data 16 agosto 2008 si è rivolta direttamente al ministro Brunetta, di prendere visione di due protocolli d’intesa sottoscritti il 5 agosto dal Ministero con Microsoft Italia S.r.l., uno relativo allo “sviluppo di soluzioni d’eccellenza tecnologiche e organizzative, in particolare nel settore della scuola” (http://www.microsoft.com/italy/stampa/Speciali/protocollo/intesa.mspx), l’altro (già sottoscritto anche dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) “per la realizzazione di un progetto pilota di ammodernamento e dematerializzazione della gestione documentale degli uffici” (http://www.microsoft.com/italy/stampa/Speciali/protocollo/documentale.ms);

i motivi della richiesta di accesso ai protocolli fanno seguito a preoccupazioni di vario ordine: in primo luogo perché la P.A. spende ogni anno molti milioni di euro in licenze software (274 nel solo 2003), in secondo luogo perché l’azienda Microsoft è stata condannata in sede europea per abuso di posizione dominante, e in terzo luogo perché non può essere ignorato che il software libero offre una valida alternativa ai software proprietari, nonché il fatto che la normativa (art. 68 del decreto legislativo n. 82 del 2005) impone di realizzare una valutazione comparativa prima d’acquisire il software da utilizzare;

l’aggettivo libero, relativamente al software, non implica la possibilità di utilizzare detto software in maniera indiscriminata: esso è comunque soggetto ad una licenza d’uso, a differenza ad esempio del software di pubblico dominio, la quale permette una serie di modulazioni che l’ente può definire preventivamente;

resta il dubbio che i due protocolli possano porre ostacoli all’impiego del software libero nella P.A., e recare ingiusto pregiudizio agli interessi delle aziende europee che commercializzano servizi basati su software liberi e quindi agli interessi dei cittadini contribuenti;

il software libero può essere riutilizzato senza costi di licenza da tutta la P.A.. Ritardare l’uso del software libero da parte della P.A. danneggia l’economia italiana, rende il mercato meno libero e favorisce un gruppo minoritario di aziende che privano il Paese di cospicui introiti fiscali. A solo titolo di esempio si ricorda come Microsoft (ma analogo discorso varrebbe per molti dei principali produttori di softwaresoftware proprietario, si incide negativamente sulla bilancia dei pagamenti italiana; proprietario) fattura le licenze vendute in Italia esclusivamente dalla filiale irlandese (per un totale di 750 milioni di euro nel 2003) e che quindi, comprando licenze di

nell’anno 2000, più di 2.000 cittadini italiani firmarono una lettera aperta intitolata “soggezione informatica dello stato italiano a Microsoft”;

gli interroganti ritengono non opportuno il finanziamento di iniziative di una multinazionale che non ha certo bisogno di aiuti pubblici. Infatti, esistono varie esperienze, valutate sempre dall’Associazione Software Libero, che destano sincere preoccupazioni circa il ruolo del pubblico nel sostegno alla più grande casa di software del mondo;

presso il Centro di ricerca di Povo (Trento), inaugurato nel 2005, per ogni euro investito dal socio privato (Microsoft) ne sono stati erogati quattro a fondo perduto dai soci pubblici (Provincia di Trento, Università di Trento, Università di Catanzaro e FIRB-MIUR). Un centro nel quale gli investimenti sono largamente pubblici, ci si può domandare se saranno pubblici anche i risultati della ricerca;

negli ultimi anni sono stati costituiti tre nuovi Centri di ricerca su tecnologie Microsoft: una scelta a giudizio degli interroganti insensata per un Paese che vorrebbe riconoscersi nei valori del libero mercato e della concorrenza, quello di destinare soldi pubblici a favore di un’impresa che detiene il 95 per cento del mercato dei sistemi operativi;

tenendo ben presente l’attenzione del Ministro all’efficienza della P.A.,

si chiede di sapere se si ritenga di dare la possibilità di accedere ai protocolli d’intesa sottoscritti il 5 agosto 2008 con Microsoft Italia S.r.l. e se si ritenga opportuno che gli stessi vengano pubblicati sul sito del Ministero per un’approfondita analisi da parte degli esperti pubblici e privati del settore.

Ringraziamo gli amici del FSUG Padova

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