Ci teniamo a ripubblicare anche per gli utenti FSUGitalia questa importante comunicazione, indirizzata in particolar modo al CNIPA, proveniente direttamente dal presidente della Free Software Foundation Europe, Karsten Gerloff. Data la chiarezza della lettera (qui tradotta in Italiano), non ci è sembrato opportuno stare troppo a chiosare sui contenuti e far parlare la lettera stessa.
Sin dal 2004, l’European Interoperability Framework (EIF) è servito a
guidare gli Stati Membri dell’Unione Europea a costruire i propri servizi
di eGovernment in modo da renderli in grado di cooperare tra di loro.
In questa prima versione, l’EIF è stato un importante facilitatore per
lo sviluppo di servizi eGovernment pan-Europei per cittadini ed imprese.
Questo valido strumento è ora in pericolo. La bozza della seconda
versione dell’EIF, che è stata distribuita agli Stati Membri ed è
trapelata alla stampa questa settimana, è cause di una seria
preoccupazione sulla futura interoperabilità in Europa.Diversamente dalla prima versione dell’EIF, la bozza attuale non fornisce
leadership per il settore pubblico Europeo. Invece di far progredire
l’Europa, la posizione passiva del testo in merito al concetto di
apertura fa regredire l’alto livello marcato dalla prima versione
dell’EIF.I principali dubbi di FSFE sull’attuale bozza sono la mancanza di
trasparenza nel processo di stesura, e il fallimento nell’includere
gli Standard Aperti quali elemento cruciale di interoperabilità.Oggi è l’ultimo giorno per gli Stati Membri per commentare sulla bozza.
Per le ragioni descritte qui sotto, FSFE vi esorta a manifestare la
vostra opposizione a questo documento seriamente inadeguato. Vi
chiediamo inoltre di contattare altri Stati Membri esortandoli a
ritardare l’adozione dell’attuale testo fino a quando un nuovo Commissario
abbia avuto la possibilità di riconsiderare la discussione.Mancanza di trasparenza
FSFE denuncia un’evidente mancanza di trasparenza e di apertura nel
processo che ha portato all’attuale bozze della versione 2 dell’EIF.
La Commissione Europea ha prodotto un documento per la consultazione [1]
e ha tenuto una consultazione pubblica [2] da Giugno a Settembre 2008,
che ha collezionato non meno di 53 commenti [3] da parte di compagnie,
industria e cittadini.Nonostante questo i commenti inviati non si riflettono né sono stati
affrontati nel documento. I commenti con riferimento agli standard aperti,
Software Libero (conosciuto anche come “open source”) ed il concetto di
apertura sono stati silenziosamente abbandonati. La definizione di
standard aperti che era presente nel documento per la consultazione
è stata in gran parte rimossa.Queste modifiche nel documento per la consultazione possono essere
spiegati da pressioni che sono state esercitate sulla Commissione Europea
al di fuori del processo democratico e trasparente al quale le
istituzioni Europee sono legate. Gli Stati Membri non dovrebbero premiare
o giustificare queste pratiche con il loro avvallamento.Minaccia all’interoperabilità
Nella sua attuale forma, il testo è una minaccia all’interoperabilità
dei servizi eGovernment Europei, ed una ricetta per mantenere ed
incoraggiare pratiche di lock-in.La bozza abolisce la chiara definizione di Standard Aperti usata nella
prima versione dell’EIF, e lo rimpiazza con il concetto di un “openness
continuum” (n.d.tr. “continuità di apertura”) che include standard
proprietari e software. Il concetto di questo “openness continuum”
abusa il significato del termine “openness” (n.d.tr. “apertura”) a
beneficio di posizioni proprietarie. Similmente, il Software Libero
quale miglior strumento per la diffusione di interoperabilità è stato
completamente rimosso dal testo.Sembrerebbe che i redattori del documento stiano cercando di adattare
la strategia della Commissione Europea di avvicinarsi agli Standard
Aperti verso la loro riprovevole abitudine di ottenere software
proprietario su larga scala [4]. Questo è direttamente in contraddizione
alle posizioni come quella della Commissaria Neelie Kroes:“La Commissione Europea non dovrebbe affidarsi ad un singolo fornitore
di software e non deve accettare standard chiusi”. [5]“Homogeneity” (n.d.tr. “Omogeneità”) dei sistemi proprietari ICT non è
in alcun modo un sostituto agli standard aperti. L’approvvigionamento,
che fornisce il legame tra la strategia e l’effettiva adozione di sistemi
ICT interoperabili, è ignorata nella bozza.I punti principali che seriamente mancano nella versione attuale della
bozza sono:- la chiara definizione di Standard Aperti dell’EIF versione 1, oppure
una definizione ancora più solida come quella fornita da FSFE [6].- una chiara distinzione tra software che sia basata su standard aperti
e specifiche , così come tra Software Libero e software proprietario.Conclusioni
Il testo attuale non è un successore accettabile alla versione 1
dell’EIF. Anziché far avanzare l’Europa verso un futuro interoperabile
promuoverà il lock-in da parte dei fornitori, bloccherà l’interoperabilità
dei servizi eGovernment, e danneggerà l’economia del software in Europa.
Se adottato, diventerà un testamento al potere esercitato fuori dai
processi trasparenti e democratici, e fomenterà Euro-scetticismo.FSFE si rivolge a Voi per spronare la Commissione Europea a ritirare
l’attuale bozza ed evitare di sostituire il solido ed ampiamente
accettato EIF versione 1 con un debole testo stilato con un processo
poco trasparente. In pericolo ci sono sia l’interoperabilità nel settore
pubblico e la credibilità delle istituzioni Europee.Cordiali saluti,
Karsten Gerloff
Presidente, Free Software Foundation Europe[1] http://ec.europa.eu/idabc/servlets/Doc?id=31597
[2] http://ec.europa.eu/idabc/en/document/7733
[3] http://ec.europa.eu/idabc/en/document/7732
[4] Come evidenziato dal “Interinstitutional Licensing Agreement”
che l’EC ha concluso con Microsoft nel Maggio 2007.[5] Discorso tenuto all’OpenForumEurope Breakfast Seminar, Brussels,
10 Giugno 2008





